La storia di Ischia

Ischia é un’isola dal fascino indiscutibile che richiama turisti da tutto il mondo; l’isola verde che fa sognare poeti e innamorati, l’isola dell’eterna primavera, con il suo mare sempre blu, con le sue spiagge, con la sua natura rigogliosa, con le sue meravigliose bellezze, con il suo clima dolce, con i sui limoni, con le sue pinete, con i suoi intensi profumi.
Come tutte le isole del golfo di Napoli é di origine vulcanica ed anche se i suoi vulcani sono spenti da centinaia di anni, i loro fenomeni si fanno ancora sentire sotto la superficie dell’isola; basti pensare alle sabbie calde dei Maronti ed alle sorgenti termali che abbondano su tutto il territorio e e si trovano perfino dentro il mare. La sorgente con la più alta temperatura é Cava Scura con 86 gradi centigradi. Lisola d’Ischia é stata certamente abitata sin dai tempi della preistoria; reperti appartenenti al Neolitico Medio Superiore dimostrano che insediamenti umani appartenenti all’età del Ferro e all’atà del Bronzo, erano presenti sull’isola. Navigando il Mediterraneo per miglia e miglia, da Oriente ad Occidente del grande bacino, i nostri progenitori si fermarono su di un’isola per tanti aspetti simile a quella che avevano lasciato trovando condizioni favorevoli per impiantare vigneti ed uliveti come in Grecia e per coltivare il grano.

Si dedicarono anche alla lavorazione di metalli, importando ferro e rame dall’isola d’Elba. Fu anche da Pithecusa che si diffuse fra i popoli latini l’uso dell’alfabeto greco-calcidese usato per primo dagli Etruschi.
Purtroppo le tensioni esistenti nella madre patria si fecero sentire anche tra le due colonie dell’isola e presto iniziò il progressivo declino dell’importanza di Pithecusa.
Presenza di insediamenti di colonie greche sulla nostra isola sono testimoniate dal gran numero di reperti custoditi nel museo archeologico di “VILLA ARBUSTO” e nel museo di “SANTA RESTITUTA”diLacco Ameno.
Villa Arbusto non é solo la sede del nuovo museo archeologico di Pithecusa, ma é anche un magnifico giardino dove la maravigliosa vegetazione si unisce alla bellezza dei colonnati, dei pergolati ed alla grande varietà di piante: arbusti ed alberi di ulivo, pini, cipressi ma anche da una grandissima quantità di piante esotiche e orientali e da primavera, fino ad autunno inoltrato, il parco di Villa Arbusto é un vero trionfo di colori in tutte le sfumature possibili e di profumi dalle fragranze inebrianti. Colui che ha legato il suo nome al rinvenimento dei primi insediamenti greci su Pithecusa é il prof. dott. Giorgio Buchner.
Nato da padre tedesco e madre veneta, il prof. Buchner si appassionò alla storia dell’isola e invece di studiare biologia, come era desiderio del padre, studiò archeologia e dall’anno 1952 iniziò la sua opera di scavi prima sulla collina del Castiglione, poi nella baia di San Montano portando così alla luce i numerosi reperti che fanno la storia della nostra isola.
Il gioiello del museo di Villa Arbusto è il ritrovamento da patre del prof. Buchner della “Coppa di Nestore”. Si tratta di una Kotyle rodia tardo-geometrica con iscrizioni in alfabeto calcidese. L’iscrizione così recita: ” Io sono la coppa di Nestore in cui é piacevole bere.
Un altro nome importante nella ricostruzione della storia archeologica dell’isola d’ Ischia é quello di don Pietro Monti, archeologo per passione. Di lì la sua passione per i “cocci”; oggi é in grado di individuare l’impasto, l’epoca di fabbricazione, la provenienza di ogni reperto di ceramica rinvenuto sull’isola.
Con l’età romana, Pithecusa assunse il nome di Aenaria e divenne luogo residenziale e di villeggiatura specialmente per le presenza sull’isola di acque termali.
Dall’anno 1000 l’isola prese definitivamente il nome di Ischia e da allora sull’isola si susseguirono dominazioni di Vandali e Saraceni, Bizantini e Normanni, Francesi e Spagnoli.
Infine nel 1438 Alfonso d’Aragona si impadronì definitivamente dell’isola e si insediò nel castello che sorgeva su di un isolotto fortificato che da lui prese il nome di “Castello Aragonese” e che per secoli segnò il rifugio di tutta la popolazione del borgo per sfuggire agli assalti dei nemici Barbari e Saraceni.

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